LI TN "MANICO tot al "TRURO 3 è ae SE i ARE BOTTI OPERA COMIC az DI ss STABILIMENTO MUSICALE DI F. LUCCA. du 0. dit MILANO Ame ATTI vane, Ù ga s Fassino | ht 3 6001 i fm Cora” cn id f i, IL DOMINO tx Parole di SGRIBE e traduzione di A ZANARDINI musica di D. F. E. AUBER MILANO STABILIMENTO MUSICALE F. LUCCA. CTZ rnio vases 6-76 DIRITTI DI TRADUZIONE, RISTAMPA E RIPRODUZIONE RISERVATI. NÈ SIENNA ANA NANA NS MUSIC !IPPARY UNC--CHAPEL HILL PERSONAGGI I ATTORI LORD ELFORT . . . . . Sig. MIULLENO i 0 Sig, ORAZIO DI MASSARENA . Sig. SUR REREZ e... Sig ANGELA. . |... . Sig. BRIO DIE GIACINTA, governante di Giuliano Sig. OSO Sig, GELTRUDE x E Die, Signori. L'AZIONE HA LUOGO A MADRID. ATTO PRIMO SCENA PRIMA Ballo mascherato negli appartamenti della regina. — La scena rappresenta un salotto, è cui uscp sono chiusi; due uscj laterali; due nel fondo - A dritta dello spettatore, un divano - A sinistra un orologio a pendolo addossato alla tapezzeria — All’alzarsi della tela, si ode da lontano un motivo di bolero o dì fandango, che va sempre crescendo. Gli usci della sala a dritta si aprono e si ode el gajo tumulto del ballo. ORAZIO, GIULIANO. Ora.Un anno or volge, amico, in questo giorno In questa sala istessa, a questo ballo Della regina, l’ angelo m’apparve... Giu, Bella siccome il sol?... (scherzando) Ora. Me ne rapia I’ imagine gentil maschera ingrata; Ma qual voce soave e quale incesso Giu. E qual agile piè ? (c. s.) Ora. Come una mano Fine e sottil, pur nei leggeri turbini Delle danze inesperto... avresti detto Tutto nuovo per lei! ma qual profumo D'eleganza e di grazia in quelle sue Mosse spiegò! con me s’ accompagnava Tremante pria, poi mano a man secura 6 k confidente più; dal labro suo lo pendeva rapito; a un tratto, a lei © Una vivace maschera s° appressa , « Mezzanotte » ella sclama, e la mia vaga Incognita si scioglie e fuor si slancia Delle sale affollate: ì passi SUOI Seguo... inutili sforzi !... appena in tempo Giungo a raccor una parola estrema , Un dolce e mesto addio Che dal cocchio volante ella m’ invia ! Giu. L'avventura è romantica... e tu speri Rivederla sta sera, a questo Dallo, AIV ora istessa ? Ora. E perchè no ? non credi Agli angioli terrestri ? 11U, Ah caro mio La vecchia fede è scossa!... (si ode un preludio di contradanza) Danzan laggiù... buona fortuna ! addio ! (esce ridendo) _ — —— € —— — ————_—rrm6 SCENA SECONDA ORAZIO solo. Ona. Di me si beffa ed a ragion! (siede sul canapè a dritta) i Ma pure Sento qui nel mio cor come un presagio Ch’ ella lunge non sia... (scorgendo Angela e Brigida che entrano dalll'uscie del fondo a sinistra) . Ma non m° inganno! Quella taglia, quel piè, quelle movenze!.. Oh! fosse lei! Sorgi, o stella gentil de’ sogni miei! è SCENA TERZA BRIGIDA e ANGELA, nel fondo della scena; ORAZIO sul canapò. AnG.Hai disposto per ben? - Bri. Nen ve ne diei promessa? Anc.Ho il mio cocchio ordinato — a. mezzanotte... Ora. (aparte) (E dessa!) Axc.E tu, l'istante giunto, Qui lasciali trovar — a mezzanotte in punto |... Ci sovrasta a tardar — periglio immenso, estremo.. Bri. Lo so pur troppo... ANG. Al solo - pensarlo, io gelo, io tremo!... Bri. Su fate cor, gentil signora; incognite Fra questa folla, or pensiamo a goder L’ebbrezza del piacer! Ance. e Bri. 0 notte soave, Fra i molli piacer, Men triste, men grave Trasvola il pensier. Di suoni, di danze. Tra il fervido ardor, Di vaghe speranze S’inebria il mio cor! Ora. O notte soave, Fra i molli piacer, Men triste, men grave Trasvola il pensier. Di suoni, di danze Tra il fervido ardor, À nuove speranze Rinasce il mio cor! ANG. (risalendo la scena) Ma... siam poi sole? Bri. (discendendo e guardando dal lato di Orazio) No — Laggiù su quel divano. Alcun ci, ascolta... a Ance. (rimet. la masch.) Oh ciel! (Orazio finge di dormire) “SR Bri. Ah! fu sgomento vano! Ei dorme... ANG. Inver ? BrI. Mirate! — ira. (a parte cogli occhi chiusi) In fede mia, convien Far mostra di dormir — BRI. Miratelo per ben... A me leggiadro appar - Anc. (avanzandosi) ’—’’Che miro? è desso, è Orazio! È il cavalier - che un anno or fa Gentil con noi — cotanto fu... Bri. Poichè lo dite = così sara... ANG. Che? ravvisar - non lo sai tu? BRI. Di ricordar- la sua belta AI par di voi - non ho virtu! Bri., ANG., ORA. 0) notte soave, Fra i molli piacer, Men triste, men grave Trasvola il pensier ! Bri. (guardando dal lato della Sala a Sinistra) I gai preludj - inteso avete ° Il ballo sta — per cominciar - AI fianco mio — potete entrar... ANG. (con imbarazzo guardando Orazio) No, no per or... — BRI. Perché ?... ANG. Perché In sul finir — di questa danza, Inosservata — potrò passar. Attendi ancor... Bri.(con alquanta impazienza) Sia fatto il piacer vostro, Ma il tempo, o mia gentile, ha Vali ddr. | ANG. (mostrandole l’uscio a sinistra) Puoi di là, cara mia, tutto osservar... Bri. (accosfandosi all’uscio traguarda nella sala) È vero. Ora. (a parte) dRridi; 0 sorte!.... ANG. (accostandosi a Orazio mentre Brigida si occupadi ciò che accade nella sala) Ah! mì potessi Almeno avvicinar! Mi turba un senso arcano D'ambascia e di timor; Vorrei ristar — ma invano, Che nol consente il cor! Oh! il vago suo sembiante Dato mi sia mirar, E sconosciuta amante Sempre per lui restar. Bri. (scostandosi dall’uscio a sinistra) Non udite il vivace boléro ? Anc. (a parte guardando) | Oh: per me più lusinghe non ha! Il suo sonno è tranquillo e leggero, E quel suono destarlo potra ! Voglia il ciel che dei balli giocondi Il tumulto ei non abbia a sentir, Ch’ egli navighi in placidi mondi, E i suoi sogni sien dolci sospir ! Bri. Si diria ch’ egli dorma davvero, Se ragione d’ infinger non ha, Ma agli accordi del gajo bolèro, Alla fine destarsi dovrà! Ora. De’ tuoi guardi m’ abbaglia il baleno, S’anco grava la palpebra un vel; Vedo l’ onda che gonfia il tuo seno, Vedo 1 raggi che manda il tuo ciel! (Brigida torna a guardare nella sala da dallo - Angeta si riaccosta al canapé) ‘ANG. Commossa io son, turbata... Ora. (fingendo di sognare) Incognita adorata! Il Domino Nero 9 10 Ance. Sognando ei pensa.a me? E un innocente ardore Quel che mi turba il sen. Eppur, mi dice il core: Restar non ti convien! Ma un mazzolin di fiori Lasciar gli posso almen... Ei dorma, ei sogni e ignori Da quali man gli vien! (Ella posa il suo mazzolino sul canapè, accanto ad Orazio 5 in questo momento, l'orchestra riprende con maggior forza il motivo del ballo — Angela si allontana rapidamente) Anc.0 ingrato frastuono ! — Bri. Moviamoci alfin !... Ora. (La palpebra chiudo — ti sento vicin!...) Anc. Voglia il ciel che dei balli giocondi Il tumulto ei non abbia a sentir, Ch’ egli navighi in placidi mondi E i suoi sogni sien dolci sospir ! Bri. Si diria ch’ egli dorma davvero, Se ragione d’infinger non ha, Ma, agli accordi del gajo boléro, Alla fine destarsi dovrà ! Ora. De’ tuoi guardi m’ abbaglia il baleno, S’ anco grava la palpebra un vel Vedo 1’ onda che gonfia il tuo seno, Vedo i raggi che manda il tuo ciel! $ CENA QUARTA I Precedenti GIULIANO che esce dalla sala da ballo nel fondo . Giu. È il più gajo bolèro, in fede mia Che danzato abbia mal... Ora. (alzandosi rapidamente). Giuliano! amico! (lo trascina al proscenio e gli parla all'orecchio) ANG. (che si è rimessa la maschera) Si è destato in sussulto!... 11 Ona. (piano a Giuliano) E dessa, è dessa! L’incòognita' gentil, l'angelo mio! Oh! potessi da solo almen parlarle! Giu. Vedi se t'amo! (a Brigida) Bella mascherina, V’è grato avermi a cavalier! Bri. (guardando Angela che fa cenno d’accettare) M'è grato... Giu. Gia il preludio e’ invita... (le offre il braccio) Bri. (dandogli il braccio dice fra sé) Alla buon’ora! Di questo qui non si può dir che dorma! (Giuliano e Brigida escono) SCENA QUINTA ANGELA, ORAZIO. Ora.AhR! di grazia, signora, una parola, ‘Una .sola.... AnG. (alterando la voce) Che brama il cavaliere? Ora.Che bramo? e non mi vien dalle man vostre Questo pegno gentil? (le mostra il mazzolino) AnG. (con risentimento), Fu dunque infinto Il sopor vostro ed a spiarmi inteso? Ora.Ma reo son io, se da un anno vi cerco, Senza vedervi mai? senza... (Angela si leva la maschera), Oh! il mio sogno! Anc. L'ultima volta è questa . Che vederci possiamo... a dolci nozze Chiamato siete... io... Ora. (con vivacità) Forse ad altri unita? Anc.E se lo fossi? ORA. |» Ne morrei... ma infine A che veniste? ANG. A dir l’ultimo addio... Ora.Ma chi siete voi mai ? ANG. Chi mai son io ? An. Un angiol sono - sono una fata, Che spiega l’ali - intorno a te, Se mi abbandoni—non sono irata, Se mi tradisci — so aver mercè! Ma non ispero - sapermi amata... E un paradiso — vietato a me! Sono la stella — che, a tutte l’ore, Sul buon cammino - guidar ti sa, Che soffre solo — del tuo dolore, Che gaudio infuori - del tuo non ha, E che in ricambio - di tanto amore Non ti domanda - nemmen pieta! A te devota — con casto zelo Per lei che adori — voti farò. E il di che cinta —- d’ un bianco velo Tua sposa all’ara- costei vedrò, Tutte le rose — che sono in cielo Sul capo amato — sfogliar saprò ! Sono la stella - che a tutte l’ore Sul buon cammino - guidar ti sa, Che soffre solo - del tuo dolore, Che gaudio infuori - del tuo non ha, E che in ricambio — di tanto amore Non ti domanda - nemmen pieta! SCENA SESTA ANGELA, ORAZIO, LORD ELFORT. Anc.Viene ‘alcuno... (rimette la maschera) Ora. È milord... Anc. Silenzio! Ora. LA] Du a Pare ‘Che vi fissi... i ANG. ii Ji NONA 1S Er. (fra sé) (Se non sapessi © Che mia moglie è malata, giurerei... (avvicinandosi ad Angela e offrendole il braccio) — La signorina mi vuol far l’ onor? Ora.E quel che le chiedea... ELF. (con vivacità) Son primo in data... AnG. (piano a Orazio) Silenzio ! (si volge a Milord e gli presenta la mano) ELr. Oh! bella!... accetta... Ma dunque non è lei... non siamo noi... Ora.Quest’altra danza... ANG. (piano) La riservo a vol. SCENA SETTIMA ORAZIO, GIULIANO. Giu. Dunque ? | Ora. M° ama, m° adora... Giu. o Te l’ha detto? Ora. Me l’ha fatto comprendere... Giu. Cospetto ! Ma sai chi sia? | | Ora. Lo ignoro, e quel che è peggio, A mezzanotte in punto, essa mi lascia E per sempre... Giu. Convien che tu ne scopra Il segreto... Ora. | E in qual modo ? - Giù All opra, all’opra! (st avvicina all'orologio e ne fa scorrere la sfera sulle dodici) Ora. Che fai? GIU. Modero il pendolo e congedo La compagna anzi tempo... — ; are ORA. Ah! più non chiedo... _——_—__ 14 , SCENA OTTAVA ta] precedenti, BRIGIDA. Giu. Cercate forse la vostra compagna... E uscita or or da sola. Bri. (guardando l'orologio) Già mezzanotte! come il tempo vola! (esce rapid.) (Orazio esce dell'altra parte) SCENA NONA GIULIANO L. ELFORT. ELr. Mia moglie è qui! Gio. Ma la lasciai malata... ELr. Anch'io... siamo traditi... Giu. (fra sé) (Ah! disgraziata !) Ma a quale scopo ? ELF. Per un certo intrigo Con. Orazio... Giu. Possibile ! (ah! brigante! Ed io...) ma siete certo! ELF. Certississimo! Però corro a palazzo ad accertarmene... Giu. Vidoil mio cocchio... (fra sé) Oh Dio! come salvarla! (L. Elfort esce) {Se a tempo si giungesse. a rimandarla!) SCENA DECIMA GIULIANO, ORAZIO. Giu. Spicciati disgraziato... ORA. | Che è accaduto ? Giu. Tutto è scoperto e insiem tutto è perduto. La tua fata, il tuo spirito folletto | E la moglie d’ Elfort! ORA. Misericordia ! 15 fu. Ei n° ha le prove - ‘el sa tutto — tu corri Sulle sue traccie e fa di ricondurla Senza indugio a palazzo, io m ‘accompagno AÎl’ irato consorte; al mio cocchiere |. Farò smarrir la via... resta a vedere Che per il vostro spasso Ci toccherà d’andar tutti a sconquasso ! (esce rapidamente) nn $ CENA UNDPECINA *ORAZIO, poi ANGELA. Ora, La moglie di Milord ! addio speranze, Addio sogni! non vo’ vederla più! Lab ra la detesto... (ad Angela) ahimé£ ! partite... Non un indugio, 0 perduta voi siete | ANG. Perchè ? Ora. Tutto scoperto ha il vostro sposo: Giuliano er or mel confido ?.. ANG. Giuliano? Non lo conosco — il mio sposo? ma chi? Ora. Lord Elfort! ANG. (ridendo) Ah! bellissima! Ora. Ridete ? AnG. Ma io non n’ho degli sposi e per prova Vi do il mio braccio per tre quarti d’ora... Ora. Voi mi direte almen... Anc. Che mai ? | ORA. Chi siate! ANG. Tutto fuor che codesto... | Ora. Ebben, signora, Poiche libera siete un modo solo Vi resta a dissipar i dubbi miei.. La mia mano accettate.... ANG. Orazio! Orazio! Quando pur il volessi, 10 nol ‘potrei! 16 Ora Parlate, orsù qual è il nostro destino? Quale ostacolo v’ ha? forse il lignaggio ? Anc.Non mai ch’ io sappia; eguale E al vostro almeno il mio... Ona. Oh! allora è la fortuna, ahimé, comprendo... Povera siete ed io lo son del par... Ma amor per me, per voi saprà bastar! AnNc. Siete in error —- io son ricca e di molto... Ora. Nobil voi siete e ricca al pari ? ANG. Il sono! Ora. Se in voi s’ accoppia - ogni splendor, Che manca, o cara - al nostro amor ? Forse pietà - del mio dolor! Anc. (Turbati ho i sensi — affranto il cor, .. E dissipar - non può l’amor Di questo caro — il dolce error) ‘ #, 4 e Ona. Dovrò morir — tentando invano Il lembo alzar - di questo arcano? Ax. Lottar non val - pregar è vano Un'altra a lui - dara Ta mano! Ona. Or qual mercè poss’ io da voi sperar Anc. Un puro affetto, un'amistà sincera... Ora. E nulla più? non un sol raggio, un solo Di quell’ ardor, a cui dà un nome il ciel! Anc. Misera ! no... Una. Deh! per pietà! ch'io possa Solo una volta contemplare ancora Questa imagin gentil che l’ alma adora! Una sola... | ANG, Sia pur, ve lo prometto... Ora. Voi lo giurate, lo giurate allora ? Ane.A mie promesse non falliva io mai... (mostrandogli la stanza vicina) Ferve la danza, Da quella stanza Un indiscreto Udir ci può!” Han l’ali lore, , E, al par d'Amore, Anch'io volare Di qua dovrò! Ora. Ferve la danza, Ma in questa stanza L’ allegro suono Udir non sol Ritarda 1’ ore Talvolta Amore, Se far di più Per noi non può! Anc. RE amico — convien BAEOE: Il vago sogno — sta per finir ! ORA. Mi è almen sperar concesso Di rivedervi ancor? Non ve l’ ho già promesso? Ora.Ma quando e dove allor? ANG, Quell’ angelo gentil che.vi protegge A voi lo apprenderà... — ma... per pietà... Che niun lo sappia!... I Ora. «Oh confidente alcuno Non ebbi ancor... | ANG. Dei favori ottenuti? Ora.Quando ne ottenga... ma però... sin ora (Niun lo sa più di voi) mi manca modo Di violar un segreto !... almeno io possa (avvicinandosi con tenerezza) Un qualche merto aver — nell’essere discreto ! 18 Anc. (senza rispondergli) Ferve la danza, Da quella stanza Un indiscreto Udir ci può! Han l’ali l’ore, E al par d’ Amore, Auch’io volare Di qua dovro! Ora. Ferve-la danza, Ma in questa stanza L’ allegro suono Udir. non so! Ritarda l' ore Talvolta Amore, Se far di più Per noi non può! (Vanno per entrare nella sala da ballo a dritta. Uno degli orologi delle sale suona mezzanotte) Anc. (fermandosi) | Che intesi io mai? de’ miei sensi non è Questo un error ? E mezzanotte che suonò pur or! Ora. Siete in error.... (volendo impedire d’ascoltare) Ang. udendo suonare în altra sala) Ma no! (suona în una terza sala) Quell’altro ancor! Perduta io son! io gelo di terror! Ma... la compagna mia, La mia fedel compagna __ Ove.cercarla, ove trovarla omai? ORA. (con imbarazzo) Ella è partita... ANG. Oh! ciel! senza aspettarmi? Ma, come mai? ri Ora. Per un pietoso inganno Di cui sol reo mi chiamo innanzi a voil. Per avervi vicin, la allontanai... 19, ANG. (con un grido di disperazione) Ahi! perduta son io! Ora. Che feci io mai! Ane. Oh! sventura, oh! vergogna fatal! Forza umana a salvarmi non val ! Infelice! di me che sarà? Qual trovar più nel mondo pieta? Al mertato castigo sfuggir Più non posso - non ho che a morir! Ora.Oh! sventura, oh! destino fatal! Il suo core trafisse il mio stral! Or che dir, che decider, che far ? In qual modo il suo sdegno placar ! Se mi manca il suo dolce sospir, Che mi resta? non ho che a morir! Ora.Ah! s'io fui reo, bell’angelo, Pur vi rispetto e v amo... In me fidar potete... ANG. co. Ah no giammai! Ora.A’ piedi vostri supplice "3008 Sol questa grazia imploro Col braccio mio proteggervi... In me fidate... usciamo... Anc. Sola partir degg’ io... Ora. Deh! un solo istante ancora... Anc. Lasciatemi partir- 0 a’ piedi vostri io moro, Ora. Ebben! vi seguirò — Ana. Vimpongo di restar! (Essa si allontana, malgrado gli sforzi che fa Orazio per trattenerla. Giunta presso alla porta, con un gesto gli impone di rimanere. Orazio si ferma Essa rimette la maschera e sì allontana) SCENA DODICESIMA ORAZIO solo. Ora. Voi lo volete? a quel fatal diniego Il capo io chino... obbedirò... (dopo alcuni momenti di lotta interna) No! mai! Ah! nol poss iol... qualunque sia tua. sorte, Con te sarò! (St slancia sulle sue traccie e scompare) FINE DELL'ATTO PRIMO. ATTO SECONDO SCENA PRIMA Un salotto da pranzo, in casa del conte Giuliano. Nel mezzo un bracciajo. Nel fondo, un uscio, ed una finestra che dà sulla strada. Altri due usci a dritta e a sinistra. Fra i due usci armadj e credenze. In fondo, a sinistra, una tavola appa- recchiata. GIACINTA sola. È il tocco ed il padron non fa ritorno... Sempre così — si fa di notte giorno! Anche la notte di Natal c’è invito, Finito il ballo a corte, altro convito! Ed io che avevo dato appuntamento Al portinajo del vicin convento! Già lo si sa-i padroni su per giù Sono tiranni con la servitu! Il conte zio, quello era un altra pasta... Che differenza! che bei tempi! bastal!... I. Non vha mestier più comodo Insieme e. più giocondo, Per quanto giri il mondo, Di quel che stava a far! Fra quanti ce ne son Di mille ed una. eta, Lo scapolo padron ì Li vince in qualita! Anche a avere tutti i torti, Siamo sempre le piu forti, Poichè fragili noi siam! Che tu sii vecchia o giovine, Se hai voglia di regnar, In casa a un vecchio scapnlo Ti. devi collocar! Per cento ragioni Che è inutile il dir, Fra mille padroni Lo déi preferir! Mel: È sempre lei che provvida Pel suo gentil signor, Gli tien la casa in regola, Gli tiene in riga il cor! La notte al par del di, E lei che tutto può, Ei non sa dir di si, Se lei risponde no! E se pure ha un qualche torto, La compensa dopo morto Di quel tanto che rubò! Che tu sii vecchia, o giovine, Se hai voglia di regnar, In casa a un vecchio scapolo Tì devi collocar. Per cento ragioni, Che è inutile il dir, Fra mille padroni Lo dèi preferir! 23 E ancor non vien! mio Dio! che notte oscura (apre la finestra) | Misericordia! veggo una figura Nera che mi fa ‘segni... oh! che paura! (picchiano al di fuori) Lodato Iddio che non sarò più sola! (va ad aprire) ev «tI Cee © ce co SCENA SECONDA ANGELA in domino nero e mascherata, e detta. Gia. (scorgendo Angela) Vergine addolorata! indietro Satana! ANG. (levandosi la maschera) Pietà! sono una donna è ho più paura Che non abbiate voi! Gia. Sola, a quest'ora? ANG. Esco da un ballo:-— le vie son deserte... Son nelle vostre mani... GIA. E se ritorna Il padron? ANG. Son perduta ! GIA. In quella stanza Cho i panni d’ Inesiglia, una nipote Che aspetto da Siviglia... ANG. Oh vi rimerti Il Ciel! (picchiano alla porta) (FIA. Son loro! non perdete tempo Axe. Mi raccomando a voi per il secreto... Gia. Vassista la Madonna di Loreto! (Angela esce) Li) rs Gia. GiL Gia. GIL GIA. GiL Gra. GIL Gia. GIL. (FIA, GIL GIA, GiL. SCENA TERZA GIACINTA, GIL PEREZ. Ah! siete voi! Si, mia celeste amica... Tornate al monastero... E perchè mai? Perchè il padrone ha dieci amici a cena... Ah! cara mia! fa un freddo... ho un appetito... Non potrei darvi una mano in cucina?... So il mio mestier... L’idea non è cattiva Tolte le mense, porterò per noi Nella camera vostra il meglio e il fino Che avrò messo da parte... E se i padroni Ci volessero entrar? Chiudete a chiave... Ma voi? Ho questa qui del conte zio, Del padron vecchio... Temerario! Cara! Deh! perdona all’amor, bell’angiol mio! (esce dall'uscio a sinistra, mentre Giacinta va ad aprire l’uscio nel fondo) SCENA QUARTA GIACINTA, GIULIANO con alcuni Cavalieri suoi amici. Coro Leste, destatevi! — vergini belle, E voi, che torpidi — state a dormir! Tutto si svegli — anche il desir! Ora che splendono — in ciel le stelle, Bando alle lagrime - bando ai sospir! Convien gioir! Giu. La ragione ha sempre torto Fra le spume dei bicchier! Il cervel non va mai torto, E perciò torniamo a ber! Turri Leste! destatevi, — vergini belle, E voi, che torpidi — state a dormir! Tutto si svegli — anco il desir! Ora che splendono — in ciel le stelle, Bando alle lagrime - bando ai sospir ! Convien gioir! Giu. Tutto va a meraviglia, in fede mia! L'inglese or or trovò L’amabile consorte che dormia... C’ è pei mariti un Dio! Or or, fra noi sarà... (a Giacinta) E tu, Giacinta bella, Sorveglia del festino ogni apparecchio... Chi manca ancora! TUTTI — Orazio! Gru. Oh! non abbiate Timor... (fra sé) non fan gran male - A tavola le genti innamorate ! TurTI Leste! destatevi, — vergini belle, E vol che torpidi — state a. dormir! Ora che splendono — in ciel le stelle Convien gioir! (va per aprire V’uscio: a dritta e rimane sbalordito, vedendo Angela tratta da (Giacinta sulla scena) SCENA QUINTA I precedenti. ANGELA travestita da contadina andalusa. Giu. Ma chi veggio? oh! il bel visin! I Sienori Chi è quest’angiolo divin ? GIA. Mia nipote, son sua zia! Rose nate in casa mia! 26 . Giu. e î Più che rosa è un gelsomino, Signori Oh! i bei fior ch’ ha il tuo giardino! ANG. Miei signori, bei signor, (facendo la riverenza) Troppe grazie, troppo onor! Gra. (piano ad Angiola) i Su coraggio! Giu. e SIGNORI Ma... il tuo nome? ANG. Inesiglia! Giu. e Coro Quanto è vezzosa Questa Inesiglia! Sembra una rosa Presso a sbocciar! Che gioia averla Nella famiglia! Più vaga perla Non trovi in mar! 1a Strofa Giu. Qual’ è il natio castello ? Ana. Valenza, monsignor... GIU, E che sai far di bello? ANG. Poco so far per or! Giu. Non ti turbar per questo; Hai tempo d’imparar! ANG. Il vostro aiuto onesto Faro di meritar! Inver lusinga e onora Potervi qui servir, (a parte) Ma fia più bello ancora Il di che potrò uscir! DI Strofa.t (ut. - Docil sei tu, modesta? ANG. Vel posso garantir! - Gio. E non hai fumi in testa? ANG. Non ve lo saprei dir! « Gio. Ti prendo al mio servizio Tu puoi sin. d’or restar! ANA. Son grata al benefizio, E mi saprò educar! Ma... se lusinga e onora Potervi qui servir, (fa la riverenza) (a parte) Sarà più bello ancora ; n di che potrò uscir! GIA (inframettendosi) Finiamo di ciarlar — Su, muoviti, Inesiglia La mensa pei padroni hai da appresiar | Giu. È ver — c'hai da recar — del vecchio e del più fin! Gia. (ad Angela) Discendiamo ‘in. cantina... ANG. (sgomentata) . In cantina? Giu. i 1 Si vede . Che è alquanto paurosa — Turti Ciascun la scorterà! Gia. Mai no, signor — timor non ho, Da me con lei — discenderò | (ad Ang.) Ti vuoi spicciar alfin ! Del vecchio e del più fin! ANG. Sia pur vezzosa Questa Inesiglia, Ma non è rosa Pronta a sbocciar! Se ad umil fante Per or somiglia, Dama arrogante Saprà tornar! Gia. RI è vezzosa. In fede mia! Che bella cosa Esserle zia! | Ma, se da burla Lo son per. or, Saprò condurla Con zelo e onor! 28) Gru. e Stenori Quanto è vezzosa Questa Inesiglia! Sembra una rosa . Presso a sbocciar! E si prestante Il suo sembiante, Che una damina Se ne può far! — — _ e. 1ti o SCENA SESTA I precedenti, GIULIANO, poi ORAZIO. Giu. (a Orazio) Finalmente, sei qui! dunque, racconta... L'ha trovata a palazzo?... ORA. E come no? | Poichè non era lei... Giu. Sarebbe a dire? Ora, Se è rimasta con me sin quasi al tocco... Poi mi guizzò tra man, come una serpe, Le corsi appresso e com’ ombra scomparve. HU. Storie! (Orazio si rolge e vede Angela che entra dal fondo con un paniere di bottiglie sotto al braccio e. un candeliere in mano manda un grido e rimane immobile per lo stupore) Ora. (fra sé) Chi miro? Anc. (fra sé) É desso! e I Dn n nn SCENA SETTIMA I precdenti, INESIGLIA, GIACINTA. Giu. (additando Angela) E carina... ti par, la nuova fante? Ora. Dicevi? i Giu. Un’ andalusa... Ora. Ela Singsti? 4 29 Gru. Certo che si, se Giacinta è sua zia! Ora. C’ è da perder la testa! Giu. Amici, a mensa! (siedono) Or si colmin le tazze e insiem si tocchi D'Orazio nostro ai fortunati amori! Ora. Taci... non dir di più... Giu. Ti punge forse Dubbio ch’ ella sia qui la tua fatata Figlia dell’aria? Ora. © Ella è presente, ovunque Io pur mi sia quest’angiol tutelare Il mio sogno, il mio Dio! ANG. (lasciando cadere il tondo) (Povera me!) Giu. Tu le acconci per ben le mie stoviglie... Pur ti perdono... a un patto Però, che tu mi canti una canzone Delle tue valli, de’ tuoi monti... Or via . Ne sai? Anc. Qualcuna... Giu. Allor sei perdonata... TUTTI (meno Orazio) Inesiglia, Inesiglia, una ballata! TurtI Stiamo ad udir! | Giu. - Qui brilli il suo talento. Gia. Fatevi cor!... Giu. Sara gentil concento! Il labbro suo par fatto per l'amor! Ronda Andalusa I ’Anc. Fra quanti al sole — fiori vi son D’Ines più bello — un fior non è! Sia biondo o bruno - ogni garzon Le da l’anello — la vuol per sè! E cavalier gentil, O baldo mulattier, 0, a caso un alguazil? Di, quale è il tuo piacer? ii) Non so che farmene... Tra la, *tracdao. Rispondo: no! Tra la, tra la... Ti piace l’Alcade? Tra.la,strailaz. Alcade o Sindaco Io non lo.vo”.. Ma chi vuoi tu? A chi dirai Il dolce sì? Di noi- qual vuoi? Deh! scegli... di! Il garzon che vogl’io quel sarà Che rivali nel ballo non ha! Il garzon, che mio sposo sarà Esser re del bolèro dovra! Giu., Coro Quanta grazia! qual candore! Qual gioiel per un padron! E un miracolo, in onore, A non perder la ragion! ORA. E il suo sguardo incantator... Quel costume è Deo, error... A chi credere degg De’ miei sguardi. 0 del mio cori GIA. Quanta grazia, qual candor! AI casato ella fa onor! Tutto sta che quei signor Non accenda un pazzo amor! Ù ct. ANG. E, da quel dì, Tutti ‘color, Con vivo ardor, A gara andar Chi nel danzar Fosse il miglior, Un suo sospiro Per conquistar! Era del mulattier Forse più snello il piè, Ma, in cambio il cavalier . Lé pose avea da re! Non si confondano... Tra la, tra la... E intanto un giovine... Tra la, tra la... Timido e pallido... Tra la, tra la... Danzava a caso, E la guardava, Perch” ei l’amava! A chi dirai Il dolce s1? Di noi - qual vuoi? Deh! scegli, di!... Il garzon cui darò la mia man, E colui che mi sta più lontan... Egli solo, fra tutti costor, So che m’ama e gli dono il mio. cor! Giu. Coro Quanta grazia, qual candor! Ecc., ecc., ecc. Giu. (parlando) | Giacinta ! il punch e il caffè nel salotto! (Giacinta esce) (slanciandosi verso Inesiglia) Chi mi trattien? ni ANG. Lasciatemi, di grazia ! Giu. e Coro Lasciarti!. mai! - dagli occhi tuoi (circondandola) i Lo stral parti - che m’arde il sen! ANG. Finiamo, orsu! E che vi par! SÌ 32 (fra sè) Cotanto ardir Mi fa tremar! Vorrei fuggir, Ma come far? OrA. (solo nel fondo) Oh! ciel! foss’ella, Ma come qui? Agli occhi. miei Creder non sv! ANG. Signor, pietà — pietà! Gru. e Coro Sel tu Che aver non sai di noi pietà! A un sol di noi perchè negar mercé ! Pregando stiam, bell’angelo, a tuoi pie: Anc.Qual audacia! mio Dio!... no... per pieta!... Giu. e Coro | Oh! un bacio solo, un bacio sol... (stringendola più dappresso) Anc. (svincolandosi) Not... Not (slanciandosi nelle bracciad' Orazio) | Siatemi schermo | Ora. (a parte, con gioia) E dessa! Gia. (entrando con tuono severo) Oh! che vegg’iol Giu. e Coro È la zia!... dell’orribile zia Evitiamo il furor... GIA. Tutto è lesto! Già bolle il punch - vogliate entrar! Giu: Hai pel gioco dipbog: GIA. Ogni cosa?... Giu. e Coro | | Su, moviam... non S ‘indugi, o. signor! Con questa zia È un brutto affar! Ah! brutta arpia, L’hai da pagar! ; 33 Coro Non c’è per or Nulla da far! Se mai, doman, Si può tentar ! Gra. (a Angela) | Non c’è a temer. Sin ch'io qui sto! Fidate in me, «Vi salver0ò! ORA. E dessa! il sento Qui nel mio cor, Che a’ sguardi miei Offre l’amor |! Gia. (aisignori) Non c’è decenza, Non c’è pudor! (Che sconvenienza Per dei signor! (Giuliano e è signori entrano nel salotto) ANG. Grazie, o signor! Gia. (a Angela) ia Eccoli partiti... non abbiate paura. Vado un momento in cucina... (esce dall’uscio a sinistra. Nel momento in cui s'alloniana, Orazio che era entrato da ultimo mel salotto e si avvi- cina a Angela che è sola e sparecchia la tavola. SCENA OTTAVA ORAZIO, ANGELA. Ora. Non mi mentite... siete voi... ANG. PASO Signore, Non vi comprendo... RITO RA RIT ORA. Oh! non temer! da lunge Ti guarderò come tu fossi iuena Ch’amo che adoro.... ELF. (picchiando) | Apritel sono io! Il Domino Nero id 94 Anc. Lord Elfort! per pietà, ch’ei non mi scorga... Ora. Dunque sei tu? | ANG, Vi dirò tutto... ORA. Ebbene Or ti rifugia in quella stanza... (additando la stanza da Giacinta) ‘Jo stesso Ne guarderò l’ingresso! (si picchia più forte) (la chiude dentro e va ad aprire a Lord Elfori) Fra poco a te verrò — colà mi attendi! SCENA NONA ORAZIO, GIULIANO che esce dai salott» a sinistra, LORD ELFORT. ELF. (scorgendo Orazio fra sé) Ancora qui costui! GIU Siete in ritardo... Il wist è pronto nel salotto... andiamo ORA. (fra sé) Ella è là che m’attende... oh quanto io 1’ amo! SCENA DECIMA ; GIL PEREZ, uscendo dall’uscio a sinistra, con un paniere di provvigioni sotto il braccio e un candeliere che depone sopra un tavolino vicino all’uscio a dritta. Alfin s'avrà — se piace a Dio — Un bocconcino — da pari mio, | Qualche dolciume — qualche conserva E un po’ di vin, Ma del piu fin, Proprio di quel Che pare un miel E pegli eletti - Iddio riserva! | Lode al Signor, Lode al Signor! Se han ben cenato — i signorini Ora è la volta — di noi tapini... Saremo in due — sarem... cioè... Compreso Amor — saremo in tre! E vo’ sperar — che in sua mercé Abbia colei — pietà di me! Lode al Signor, Lode al Signor! (avvicinandosi all’uscio, a sinistra) E la la stanza — ah! l’uscio ne sta chiuso... Siccome intesi siam, ma, grazie al cielo, Ho meco l’altra chiave (frugando nelle tasche) è questa... io credo... (traendo fuori un mazzo di chiavi) Non la vorrei scambiar Con quella del convento, in fede mia! Oh! che allegria! Amor i passi miei déi rischiarar! (Nel momento in cui entra nella camera di Giacinta, di cui ha aperto l’uscio, Angela gli compare innanzi, coperta del suo domino nero, e della maschera nera.) «o Sn SCENA UNDECIMA GIL PEREZ, ANGELA. Ance. (stendendo le braccia verso lu e ingrossando la voce) Temerario, fellon! ove vai? Gil (tremando e lasciando cadere il candeliere) Giusto ciel! giusto ciel! chi vegg” io ? O fantasima nera chi sei? (fra sé) Sudo, gelo e vacillo — tanto è grande il terror! I ginocchi si piegano - deh! mi salva, o Signor! ANG. Ah! brilla nel cor mio (a parte) Di speme un raggio ancor! Ei trema, ei trema... o Dio! Soccorri al mio dolor! (avvicinandosi a Gil Perez, in ginocchio) Tu sei Gil Perez! GIL Il nome mio! Anc. Portier del chiostro. — GIL Quegli son io! Ans. Spergiuro, ladro — e mentitor! FIL Son jo! ANG. Deponi — in sull’ istante Le chiavi sante, che portar non deéil... O l’anatèma scaglio Su te di Dio Signor]! GiL Sono quà, sono qua, purchè Satan Mi lasci star! (le consegna le chiavi) Sudo, gelo, vacillo — tanto è grande il terror! I ginocchi si piegano —.deh! mi salva o Signor! (Angela gli ordina con un gesto di alzarsi, con un’ altro di dirigersi verso la camera di Giacinta, con. un terzo di entrarvi. — Perez ubbidisce tremando) AnG. (udendo dello strepito a sinistra) Or chi mai giunge ancort (si slancia verso l’uscio che apre, e 1 cui battenti la na- scomndono per un momento agli sguardi dello spettatore.) SCENA DODICESIMA ANGELA, nascosta dietro l’uscio. a dritta, , GIACINTA, uscendo da sinistra. Gia. (tenendo sotto il braccio unpantere con bottiglie e ve- dendo l’uscio a destra rimasto aperto) Il portinar mi sta a aspettar! (entra mella camera a dritta, Angela che stava dietro ar battenti la ‘chiude’ e ne ritira la chiave.) Ang. (sola) ; L’ ultim’ombre — addensa il cielo... Gia la notte — è per cessar! Possa chiusa nel mio velo Come un’ ombra anch’ io guizzar | E tu, Vergine divina, , Mi soccorri in tua mercé! Come stella mattutina. Fa la luce sol per me! (esce dalla porta del fondo) SCENA TREDICESIMA SE ORAZIO esce con precauzione dall’uscio a sinistra - Cammina sulla punta dei piedi e nell'oscurità si dirige a tastoni verso l'uscio, a diritta; un momento dopo, GIULIANO L. ELFORT e tutti 1 cavalieri escono egualmente dal salotto. Ora. Amor, perdona - l’acerba guerra Di chi ad un sogno - fu ognor fedel! Perchè discendi - bendato in terra, Se 1 tuoi begli angioli - restano in ciel! Coro (a mezza voce) La nostra rosa, | A quanto par, Fa la ritrosa Sol per celiar! Ma, se è d’ intesa Col cavalier, Una sorpresa Avrà a temer! Parliamo piano, Non può tardar... Oh! che baccano Vogliamo far! (Orazio colla chiave che ha in tasca, ha ‘aperto l’uscio a dritta, è entrato un momento nella camera e ne esce al- l'oscuro, tenendo per mano Giacinta) Ora. Fidate in me, signora ! hi) Propizia è a noi quest’ ora! 38 Gia. (a parte) È (Or che garbuglio è questo?) Ora. Ah! ch’io vi miri in viso, Bell’ angelo d° amor ! Più del celeste riso M° è .caro il vostro onor! (Giuliano è entrato nel salotto e ritorna in iscena con un candelabro) Ora. Ciel chi vegg’ io ? TUTTI “Giacinta ! Giu. Ah! la conquista ELr. e Coro Di tal beltà Non s’ è mai Yista In verità ! Che strana storia, Che raro onor! Osanna e gloria Al vincitor! ORA. Chi un tal mistero . Spiegar mì può ? E un sogno, o è vero Quel che passò! L'ho pur mirata... Ella era qui! La vaga Fata Ahimè sparì! Gra. _ Che è mai ch’io vedo ? Costui chi è? Si prende, io credo Beffe di me! Fremo, sorpresa Da muto orror! Ahi! quale offesa Pel mio pudor! ORA. (mostrandole la stanza a diritta) Ella era qui pur ora gi E qui esser deve ancora! (entra e ne esce-traendo seco Gil. Perez) 99 Turri Un uomo! ahi quale orror! | Gra. Con permissione - di lor signor, Egli è Gil Perez - gran cucinier, E în casi gravi — mio DIRIGlIenI Giu. (ridendo) E là sta chiuso a fare il suo Mestieri ORA, Oh! sventura! oh sventura! - Giu. Un demone infernal Persegue il nostro Orazio! anche in braccio a Giacinta) Egli incontra un rival! Coro Abtla conquista Di tal beltà Non s’' è mai vista, In verita! Ecc., eco. GIL Io son di sasso, M'impietro qui! È Satanasso Che m’appari! Nere le corna, Vero demon; Se mai ritorna, Spacciato io son ! (Orazio, che è entrato nella stanza a dritta, ne esce, le- mendo in mano i panni della fante andalusa, lasciati giù da Angela) Ora. Oh! mio destin fatale! Ella non è più qui! AI ciel spiegate ha l’ale, Ella volò, spari! Giu, Ma chi? ELF. Ma chi? Coro ta Ma citi” Ora, La giovin Dea, la Fata, Raggio d’ignoto ciel, Che chiuso in freddo vel Strazia l’amante cor E irride al mio dolor! 40 GIU. La tua straniera ? ORA. Eh! si! La vidi or. or... GIU. Tu celii? Ora. Celiar con voi potrei? E la fanciulla amabile, Che a mensa ci servi! Giu. Oh ciel! saria possibile? Giacinta, intendi tu? GIA. Comprendo... GIU. E dir che sai? Gra. Dirò che Don Orazio Esser nel vero può... Ora. Pieta di tanto strazio... Chi è dessa? Gra. Io non lo so! (GIU. Ma non sei tu sua zia, Non vien d’Andalusia? GIA. Mai no, mai no! Giu. E tu non sai chi sia? GIA. No! mille volte no! Il nome suo svelar non volle a me! Ora. È un demone. o una fata - altro non è. Giu. È un demonio - ELF. Un demonio - Coro Un demon! Turti L'avventura è incredibile, strana! Le mosse sue, le forme Son quelle d’un demon! Ma, sia silfide, fata, o befana, Ne troveremo l’ orme, Frugando la magion! Rovistiam, percorriam la magion ! MIA, Sotto l’ aspetto - di damigella Quella maliarda - qui m’ appari! le 41 Giù. Poi qual fantesca - procace e bella Per noi la mensa - ella imbandi! Gil. Ed io, vi cito - a testimonio Il santo padre - che sta lassù, «L'ho vista nera - come il demonio, Col corno in fronte - di Belzebu! Ora. Ebben, mio caro, - che ne di tu? Giu. Per me... se ho a dire... - dirò... dirò... Ripresa Turri L'avventura è incredibile, strana ! Le mosse sue, le forme Son quelle d’ un demòn! Ma, sia silfide, fata, o befana, Ne troveremo |’ orme Frugando la magion! Rovistiam, percorriam la magion ! {Giacinta e i domestici dei convitati hanno recate molte torcie ciascuno ne prende una e tuttr escono ia gran disordine e schiamazzando dar vari usci dell’appartamento) FINE DELL'ATTO SECONDO dl Domino nere I HI ATTO TERZO SCENA PRIMA. Il parlatorio d’un convento a Madrid. — Nel fondo due porte che danno sui cortili del monastero. A sinistra e sul davanti, la cella dell’Abadessa. A diritta dello spettatore, una porticina che dà sul giardino; dallo stesso lato, una balaustrata che quarda |’ interno della cappella. BRIGIDA sola, in abito da novizia. Spuntato è quasi il giorno, E Suor Angela ancor non fa ritorno. Gia suona mattutino, E lei non ci sara! Quanti commenti! Ed oggi istesso che i solenni voti Avrebbe a professart Un’ Abadessa! Fuor del convento, la notte, smarrita Nelle vie di Madrid! potessi almeno Quell’ assenza occultar! ma come fare In un vespajo indiscreto, ciarliero Di converse, di suore e di educande? Ahimè! non sembra vero Fuori di quì che cosa è un monastero! l. Entro in chiesa, al refettorio, Alla scuola, o in dormitorio È un continuo cicalar, Che lugual non si può dar! Che anzi..., a dirla tale e quale, Del suo prossimo a dir male, Se talun vuol imparar, Venga e in mezzo a queste agnelle, Sempre in lode del Signor, Ne udira, che di più belle Non ne avra sentite ‘ancor! II. Sempre chiuse in fitto velo, Col pensier rivolto al cielo, Noi si corre in gran segreto, Allo specchio, non perciò , Il più spesso che si può? Se esser brami, o giovinetta, Schifiltosa e insiem civetta, Vieni, vieni al monaster! Vieni, e in mezzo a queste agnelle, Sempre in lode del Signor, Ne vedrai, che di più “helle Non ne hai viste al mondo ancor! SCENA SECONDA BRIGIDA e ORSOLA. Ors. Suor Angela di grazia... Bri. Non si passa... Ha |’ emicrania... Ors, Come le gran dame... Ma... verrà a mattutino”... | POCA pd gl Bri. Così spero. (picchiano alla porta) ©rs. Picchiano... Bri. (fra sé) (Oh fosse lei!) Ors. Dov’ è la chiave? Bri. La sullo stipo, in fondo dell’ alcova... rs. Vado a cerearla io... (fra sé) gatta ci cova! e SCENA TERZA BRIGIDA, poi ORSOLA. Bri. (tirando fuori la chiave, apre la porta a diritta, poi ne ritira la chiave) Lesta signora! (respingendola nuovamente) Ah! quella disgraziata È ancora qui... (ad Angela che sta per entrare) Non vi fate vedere... Ons. Poichè l'avete vista, favorite Di cercarla con me... Bri. Con gran piacere. (escono insieme) TTT e e cene a pd SCENA QUARTA. ANGELA, aprendo la porta a dritta. - Essa è in domino nero, pallida e vacillante. Chiude col chiavistello la porta del fondo. In salvo sono alfin — spuntava in ciel l’aurora E vista alcun non m’ha — Non è suonata V’ora! (si mette a sedere) Ahi qual rumor! no - no - io mi credevo ancora! (st alza rapidamente) Ogni rumor Mi fa d’angoscia il core palpitar... E incerta io mi soffermo ad origliar! Ratto, mi par Veder da lunge un’ arma a luccicar, E Valto - là mi gela di terror! Move la scolta Alla mia volta E appena a me, La Dio mercé, Sotto una volta è dato riparar! Immota là, Qual ombra sto... Scorta non m’ ha, M° oltrepassò ! Muta d’ orror | Mi volgo col pensiero a Dio Signor ; E nel mio cor pregava e gli dicea: Io sono rea! io sono rea! Ma salva almen del chiostro, o Dio, l’onor! E salva fuil Mi movo cauta e sto per avanzar... uand” ecco d’ un quadrivio allo svoltar, Innanzi a me, Misterioso e cupo un uomo appar! Chi è mai costui, chi è mai? un ladro egli è! Il Domino Nero 4b. »Pei vostri Santi, »O per Maria, »Senora mia, »La carita! » Non la si fa, Bel malandrin, Se non se n’ ha Ed io non ho, Gentil Senor, Che un anellin Senza valor! (Pur era d’0r.) E prontamente mel nascosi in sen; Ma, nondimen - colui me lo rubò. Ed io dicea: Signor son rea! Ma salva almen del chiostro, o Dio, onor! d E passa in quel, Cantarellando, un biondo giovincel, Ji ladro, a quel rumor, ratto spari ! Ma il giovin bel A me s’accosta e mormora: « perchè » Tanto terror? t’'affida, o cara, in me!» No, no, signor... Da sola andrò... » Malgrado tuo » Ti seguirò... »Lasciarti, o vaga incognita non so!» Ma s*io nol vo” — ma s’io nol vo’... » 0) mia crudel — ti seguirò Ma... un bacio almen, Un bacio solo » e come dir di no? »Un bacio solo » — e due me ne rubò! Ed io dicea: Quanto son rea! Ma salva almen del chiostro, o Dio, asri 47 E fu salvo l’onor — nel sacro asil Periglio alcuno non minaccia a me! Eppur d’ un uom Vimagine gentil M° agita e.turba sin dall’ ara al piè! Vago ardor, casto lume del ciel, Uhe di luce m°’innondi il pensier, Pace invan vo cercando al mio vel, Chiudo gli occhi e ti torno a veder! Ahi! la calma rubasti al mio sen! Tu sei solo il mio raggio, il mio ben! Io ti vedo nella mente Io ti sento qui nel cor! Il tuo raggio m'è presente Fin sull’ ara del Signor! Va! mi lascia, o folle amor! (st ode picchiare alla porta del fondo) Chi è? BRI. (dal di fuori) Son io, signora... (Angela va‘ad aprire) —— ci SCENA QUINTA ANGELA, BRIGIDA. Bri. Ah! sia lodato il cielo! Ma chi v'ha aperto? AnG. (mostrandole il mazzo di chiavi di Gil Perez) le60r or:te lo dirò ! Bri. Le chiavi del portier! ANG. . | ‘‘’Taci... non odi... Bri. E mattutin... | ANG. Vo? nella cella mia. 48 Bri. Tanto più che quell’ altra è a far la spia. Pur mi ha parlato d’un intrigo... ha detto Che siete ricca, che non tocca a voi... Che è. lei... ANG. Volesse Iddio! ma come vuoi Ch’ io resista? lo impone la regina, Tutti stan contra me Più non mi resta che pigliare il vel... Bri. E dir ch’ei vama, v'ama ed è sì bel! (Angela rientra nel suo appartamento e Brigida va ad aprire l’uscio a sinistra) n ———i__m__ $ CENA SESTA. BRIGIDA, e Coro di Monache. Coro Saria possibile ? Non par credibile! E che? suor Angela, In dì sì splendido, Sta a letto e smania Per l'emicrania? Oh! imperscrutabile Voler del ciel! Se avesser viscere I nostri santi, Se colle vergini Fosser galanti, Dalle prurigini, Dalle vertigini. Salvar dovrebbero Chi porta il vel! BRI. Ma tal notizia | «Chi a voi. contò ? Coro Bri. Coro Bri. Cono Or or, Suor Orsola La propago. E la pettegola Del monastero: Di fare scandalo Non le par vero... Ma, tranquillatevi, Che meglio sta! Sia lode a Dio, Sien grazie al ciel! Stamane istessa Sara Abadessa, E potrà cingere Il sacro vel! Che bella festa Le si prepara! Dei fiori in testa, Dei fior sull’ ara! Sara il discorso Della città! Persin la corte V’ interverra ! E perché il salmo Finisca in gloria, Noi pur baldoria Far si potra! (Son pur ciarliere, Son pur gelose Le caste spose Di Dio Signor!) Son pur amabili I nostri santi! San colle vergini Esser galanti! Dalle prurigini, Dalle vertigini Ognor preservano Chi porta il vel! Vogliamo appendere Ai loro altari Quadretti, immagini E fiori rari, E, il loro giorno A celebrar, Cucina e forno Avran da far! $CENA SETTIMA. Le precedenti - Suor, ORSOLA che entra dal fondo. Più tardi la PORTINAJA. Ors. Ma... non udite voi Che qui si picchia ancor? Coro La chiave! Bri. Eccola qua... Ors. Pur ora non l'avevi... Bri. Ma... (il come dir non so,) Suor Orsola, pur or si ritrovò ! (va ad aprire, entra la portinaja) Coro Che mai la portinaja or viene a far? La Portinara Or or, lo si sapra! La cosa è piena in sé di gravita‘! Io vengo a consultar Per questo l’Abadessa... Ors. Oh! lei non s’interessa, La non si può veder! Bri. Si degni di guardar! ——_ — n SCENA OTTAVA Le precedenti. - ANGELA che esce dal suo appartamento, in costume di Abadessa ANG. Suore dilette - nei vostri cor Regni la pace - di Dio Signor! Ei vi protegga e colmi © Del santo suo favor! BrIGIDA, LA Port. e Coro Qual voce soavissima. Che va diritta al cor! Ors. E facil esser angeli In mezzo a tanti onor! PoRTINAJA E Coro | «Ah! l’Abadessa è un angiolo Di grazia e di candor! Ors. (a suor Angela) Ah! fui per voi signora, in gran pensiero! Dio sa qual notte rea passato avrete! ANG. Una notte davver un po’ agitata Ma calma or più mi sento! Ors. Ah! qual piacer! LA PORTINAJA Non s’è visto in fede mia Uno scandalo mai di questa sorta! Il portinajo che picchia alla porta! Ors. Passar la notte fuor! - Ahi! quale orror! Coro Ahi! quale scandalo Pel monastero! Non è credibile, . Non sembra vero! E un fatto orribile, Inconcepibile In cento istorie Non c’è l’ugual! Ma se siam solite Tagliar adosso I panni al prossimo, __Insino all'osso, Nel caso pratico, Usiam prudenza; La maldicenza Può far del mal! Ors. E PORTINAJA Comprometter del chiostro l’onor! Avvenimento ugual insino ad or Non turbò questo asil del Signor! Ang. Vediam se è il caso — d’usar clemenza, Se l’indulgenza — ei meritò! Non sempre allora - che lo si vuol Rientrar si può - (fra sè) Ed io lo sol Che può egli dir - per sua discolpa? LA PORTINAJA Da dei briganti - tornando a casa, ‘Incatenato —- imbavagliato , Delle sue chiavi — e dei danari Anc. (fra sé) (Oh il mentitore! — oh il mentitor!) BRI. (mostrando le chavi) Eccole qui! Anc. (piano a Brigida) Zitta per or: (forte) Mi pare dimostrato Che non potea tornar... E perciò si perdoni... Ors. E LA PORTINAIA Ahi! quale orror! Ors. E troppo buona... Non si perdona Del santo chiostro Il disonor! (suona mattutino) LA PORTINAJA Non ho finito ancora... Un giovin: cavaliero Domanda, in gran mistero, Parlar con l’Abadessa... da ANG. La grazia, in su quest'ora, Non può venir concessa!... Suona gia mattutino - ed in ritardo siamo. Il nome? i La Portinaya Massarena - ANG. (fra sè)» Orazio!... Orazio! oh cielo! (forte) M'attenda... or or... fra poco a lui n’andrò! Ons. (a suor Angela) Quel nome (o prendo equivoco) Sorella, vi turbò! ANG. (fra sè) (Tradita mi sarei! Saprebbe ei mai?) (forte) Io? no! Ons. Suonato è il mattutino E qui si sta a cianciar! ANG. Or ora ci si andra! SCENA NONA La PORTINAJA, poi ORAZIO. LA PORTINAJA (andando ad aprire la porta) Entrate, entrate pur. Ora. La signorina Di San Lucar? | | LA PORTINAJA {Vo a prendere il permesso Dell’Abadessa... Ora. (fra sé) (Qualche vecchia strega...) LA PORTINAJA Ora è in chiesa; che canta il mattutino. Ora. Non si finisce più! . LA PORTINAJA Signor garbato L’impazienza è un gran ma gran peccato! (esce) — ——————6—_m_om"<"=—__——@—@—@ SCENA DECIMA ORAZIO solo. Respiro! se ne ita!... eppure... è strano! Dacchè mi trovo in questo sacro asilo, Il mio pensier si ricompone e sento Farsi men vivo il mio crudel tormento! (st ode al suono dell'organo nella cappella) TUTTE Il limpido argentino Suonar del mattutino Ci chiama ai sacri altar! Andiamo, andiam a orar. (escono dalla porta del fondo. — La Portinaja, cui Angela parla a bassa voce, TIMANE indietro) Ora. Dei sacri accordi al dolce suon, ritrovo Anch’ io soave calma... 0 voi del cielo Dilette figlie, al casto vel sacrate, Al puro vostro canto Mi sia concesso il pianto Sposar d’ un altro amor! (Si alza e si avvicina alla balaustrata a dritta che dà sulla cappella e s’ inginocchia) AnG. (dalla cappella) Dal calle dell’ orrore Ci riconduci a te! Ravviva a noi, Signore, In sen la prima fè! D’ogni mondano affetto Risana l’egro cor; Ci accenda solo il petto Il tuo divino amor! Ora. (che durante questo cantico ha mostrato la pablo | emozione) Qual mi turba memoria crudel! Desto io sono, o deliro? il mio core Stringe un gel! E dessa ancora, è dessa! La mia ragion s’ oscura! Anima casta e pura, Celeste creatura, Prega il Signor per me! Coro Se traviar - l’egro cor - puo l’ error Tu ci accogli al tuo seno, o Signor! ANG. Ai nostri cori in guerra Ridoni . pace il ciel! Amor è strazio in terra, È gaudio solo in ciel! E innamorata l’alma S’ innalzi al creator! Un bacio sol da calma, Il bacio tuo, Signor! Ora. Perduto io son — in questo istesso asilo Piu non trovo conforto — usciamo, usciamo. — — ce = (9.919 SCENA UNDICESIMA BRIGIDA, ORAZIO, poi ANGELA. Bri. L’Abbadessa! o Ana. (tutta chiusa nel suo velo, fra sè) Sii forte, anima mia! {fa un cenno a Brigida, la quale esce) Ora. Grave ragion qui mi traea — v'è noto Che alla gentile sua figliuola il Duca Di San Lucar sposo mi vuol... Ang. (sottovoce) © M° è noto... Ora.Or ciò non sarà mai —- vivo d’ un altro Sogno, di un’ altro amor... angelo o demone Costei mi segue ovunque, è sempre meco, Sempre vicino a me... 56 ANG. . Davver? Ona. . Gran Dio In questo accento l’adorata voce Quasi pareami udir - pietà, signora... Folle son io, ma alla mia dolce dea Vivrò fedele e mai no mai non fia Che d'altra donna io sia! vi lascio... n —_ ——— —: SCENA DODICESIMA I precedenti, ORSOLA. Ors. . Un piego Della Corte... ANG. Porgete... (scosta alquanto ilveloperleggere) Ors. (allontanandosi con gioia) (Ella sa tutto!) (Orazio si è avvicinato intanto alla balaustrata, a sinistra. Nel momento in cui Orsola esce scorge Angela, il cui velo è caduto, manda un grido e resta immobile. Angela si ri- fuge rapidamente nella sua cella) Ora. Sparital! ancor! nulla dunque le è sacro! Persin nei sacri panni! O ciel pietà ! SCENA ULTIMA ANGELA vestita di bianco e velata -— BRIGIDA, ORSOLA La por- tinaia, tutte le Monache, LORD, ELFORT, GIULIANO, ORAZIO Signori e Dame della Corte. (Le monache entrano dal fondo e si schierano in semicerchio nel fondo della scena, dietro ad esse, le dame e i signori della Corte; Angela esce, dal suo appartamento e sì colloca in mezzo della Scena; Orsola le sta vicino. FINALE AnG. 0 suore mie dilette — con ordinanza espressa Non vuole la Regina — ch’io sia vostra abadessa Ottemperando quindi — al suo voler regal, A Suor Orsola io cedo il pastoral ! DA; MonaAcHE Ci duole invero! Oh! il triste di! Anc.Io parto e più fra voi non fo ritorno... Che mi s’ impone in questo istesso giorno Di scegliermi uno sposo! Er. È un dispotismo - davvero odioso - In Inghilterra — non lo si fa - C° è liberta! ANG (a Orazio) A voi non è, Orazio, grave dar la mano a me?... (Durante questa frase, Brigida che è dietro ad Angela, ritira a poco a poco il suo velo. Orazio alza gli occhi, riconosce Angela, manda un grido e cade în ginocchio) Ora. Forma celeste, eterea, Angelo mio, mio ben. A queste braccia vola Perch’ io ti stringa al sen! ANG. Non son fanciulla eterea, Terrestre è il fragil vel, Ma t'amo; e a te le gioie Darò quaggiù del ciel! Coro e TUTTI Cade dell’ ombre il velo In così lieto di! E lo splendor del cielo, | Che il guardo suo colpi! Ora. A tanto gaudio ancor non presto fede! Sì spesso io ti mirai trasfigurata, Che di spiegar mi manca ogni virtù... AnG. Spiegarlo a me fia dato — Orazio! io t'amo! Ora. Ah! poichè m’ami, non cangiar mai più! RIPRESA DELL'INSIEME Cala la tela. DES Te M-